1 Novembre 2015 Apicoltura

L’arnia a favi mobili: casa delle api

L’arnia a favi mobili

Un tempo, per raccogliere il miele, alcune arnie dovevano essere distrutte e poi ricostruite. Nel 1851 Lorenzo Langstroth introdusse un sistema più razionale: l’arnia a favi mobili, ancora oggi usata dagli apicoltori.

In breve

L’arnia a favi mobili è la casa delle api allevate dall’apicoltore. Permette di controllare la famiglia, seguire la salute dell’alveare e raccogliere il miele con più rispetto, senza distruggere i favi.

Le parti principali dell’arnia

L’ingresso è regolato da una porticina, utile nei periodi freddi o quando serve proteggere meglio la famiglia. Il nido è la parte principale: contiene i telaini dove vivono la regina, la covata e molte api operaie.

Sopra il nido può essere collocato il melario, più basso, dove le api depositano le scorte eccedenti. È da qui che l’apicoltore può prelevare il miele quando la famiglia è in equilibrio.

Telaini, coprifavo e tetto

I telaini sono cornici di legno che sostengono il favo. Il coprifavo chiude la parte superiore dell’arnia, mentre il tetto protegge da sole, pioggia e freddo, contribuendo all’isolamento.

Per Apicoltura Gardin l’arnia è uno strumento di lavoro, ma anche un luogo da rispettare: ogni intervento deve tenere conto dei ritmi delle api.

Domande frequenti

Che cos’è un’arnia a favi mobili?

È un’arnia con telaini estraibili, che permette di controllare i favi senza distruggerli.

A cosa serve il melario?

È la parte dove le api depositano il miele che l’apicoltore può raccogliere.

 

Mieli biologici Apicoltura Gardin

Api, territorio e prodotti dell’alveare

Ogni racconto sull’alveare parla anche del legame tra api, territorio e lavoro dell’apicoltore. È da questo equilibrio che nascono miele e prodotti dell’alveare.

Per conoscere meglio il lavoro di Apicoltura Gardin puoi visitare lo shop online Apicoltura Gardin e scoprire le proposte legate al miele e agli altri prodotti delle api.

Condividi con i tuoi amici!